Studio visit
Martina Franchini racconta la serie dei Micromondi nel suo studio a Milano.
I Micromondi non sono sculture né installazioni, ma architetture. Luoghi della mente, ecosistemi autonomi e indipendenti che rappresentano la materializzazione nello spazio dell’immaginario di Martina Franchini. Strutture che trovano equilibrio e stabilità nel loro ergersi apparentemente fragile e precario.
Le opere sono composte da materiali provenienti dai cantieri: generalmente presentano un basamento di mattoni dipinti, sul quale si accatastano piastrelle, mattonelle, strutture modulari e, più recentemente, elementi di vecchi arredi antiquari.
Nel processo che porta alla realizzazione di queste architetture ideali, la distruzione riveste un ruolo importante. Non si tratta di un gesto finale, ma di un passaggio necessario, un momento di trasformazione che apre alla costruzione di un nuovo equilibrio.
Queste strutture tridimensionali sono l’esito di un percorso artistico vasto e complesso, che prende avvio dal disegno – matrice fondamentale – e dalla pittura, per arrivare alla realizzazione di lavori a muro. Prima dei Micromondi, Franchini ha infatti realizzato delle opere che mantengono la struttura bidimensionale del quadro, ma si muovono verso una configurazione installativa.
Fasi diverse legate da interessi costanti come l’uso materiali edili, il processo di stratificazione progressiva e la ricerca di un equilibrio formale. In queste architetture, i disegni sembrano materializzarsi attraverso una lunga gestazione fatta di distruzioni e costruzioni, corsi e ricorsi, aggiustamenti instancabili e continui, fino al raggiungimento della forma finale.